La coltivazione delle pietre ornamentali

Le pietre ornamentali sono state impiegate dall'uomo sin dalla notte dei tempi, sia perché sono materiali solidi e resistenti alle aggressioni da parte degli agenti atmosferici, sia perché sono belli e piacevoli a vedersi, evidenziando il ceto sociale di appartenenza del proprietario. L'estrazione, però, era sempre ridotta per le difficoltà oggettive di separarle dal loro giacimento, anche se a quei tempi la manodopera non era affatto sotto il controllo dei sindacati, con l'abbondanza di braccia disponibili a basso costo per questioni di schiavitù.
Soltanto il progresso tecnico, coincidente con la rivoluzione industriale dell'Ottocento, ha consentito di ridurre i tempi di lavorazione in tutti i campi, compreso quello della coltivazione dei materiali nei giacimenti, le cui volumetrie oggi sono veramente enormi. In effetti, la produttività attuale ha raggiunto valori che, sino a poche decine di anni fa, poteva essere solamente una utopia. Nei comprensori, che presentano tutte le caratteristiche migliori per favorire questo tipo di attività, si sono raggiunti risultati veramente sorprendenti, tanto da poter valutare l'entità dei volumi estratti non meno di cinquanta volte superiori nei confronti di quelli che si estraevano in precedenza.
Anche la ricerca di giacimenti ha avuto un suo peso nell'incremento riscontrato. Un tempo, la presenza di lapidei utili era evidenziata dagli affioramenti, che ne rivelavano l'esistenza; però, le notizie in merito si fermavano lì: il materiale c'era, è vero, ma non si sapeva quanto. Il progresso, con l'aiuto di mezzi altamente innovativi e sofisticati, ha consentito di raccogliere quegli elementi che consentono non solo di stabilire l'esistenza del giacimento, anche se sotto un certo spessore di materiali di ricoprimento (il cosiddetto "cappellaccio"), ma pure la sua consistenza, perché solo in questo modo si rendono disponibili quelle indicazioni che permettono di programmare gli investimenti necessari per l'intervento estrattivo con garanzia che, alla fine, ci sia un guadagno.
Facendo riferimento ai marmi e ai calcarei in genere, l'attività estrattiva era strettamente legata all'uso del filo elicoidale, già da tempo accantonato, dopo la sua sostituzione con il filo diamantato e con le macchine tagliatrici a catena o a cinghia diamantate, tutti strumenti che operano in stretta collaborazione coi mezzi utilizzati nella separazione dei blocchi tagliati dal monte e nel loro ribaltamento sul piano di lavoro, Per quel che riguarda il granito e i materiali silicei, in linea di massima, si ricorre all'uso di perforatrici multiple, accompagnate dalla miccia detonante, la cui presenza nelle cave di questi tipi di materiale è pressoché costante. Al servizio delle macchine usate per il taglio dei blocchi sono i mezzi semoventi, quali le pale meccaniche e gli escavatori (che possono essere gommati o cingolati) e i dumper (mezzi di trasporto molto più grandi degli autocarri).
Un'attrezzatura che ha perso la sua quasi onnipresenza nei cantieri di cava è il derrick, un sofisticato mezzo di sollevamento molto importante per la sua presenza, ma purtroppo molto lento, tanto che si ritrova solamente in casi particolari: in effetti il suo uso ormai da tempo è limitato all'estrazione del minerale e alla fornitura alla cava di tutto quanto serve alla coltivazione esclusivamente quando questa è "a pozzo", dove non c'è alternativa di sorta. Se in qualche cava ancora oggi si vede qualcuno di questi macchinari, è perché non è il caso di buttare via ciò che è ancora utile e vale la pena si sfruttarlo sino in fondo.
In tempi passati, nelle cave di pietre ornamentali si usavano grandi quantità di esplosivo, che consentivano l'abbattimento di enormi quantità di minerale, ma, essendo pressoché impossibile valutare il suo raggio d'azione, anche per le discontinuità presenti nei giacimenti, oltre a compiere un lavoro lodevole, nello stesso tempo combinavano un sacco di guai, andando a danneggiare anche le parti sane del giacimento. Non è raro il caso in cui i nipoti coltivino materiale altamente difettoso grazie agli interventi "dirompenti" fatti a suo tempo dai nonni. Qualche anno fa era stata diffusa la notizia in merito alla metodologia usata in Cina per coltivare le cave di marmo: ebbene, allora si parlava dell'uso di esplosivo con una resa in blocchi del 5% (sic!). Per fortuna, in Italia l'invenzione del filo elicoidale - che, come si è detto, è stato poi messo a riposo, perché sostituito da tecnologie migliorative -, contribuì a mantenere l'integrità fisica della pietra ornamentale. L'esplosivo, comunque, non è stato del tutto messo in quiescenza, perché il suo intervento è sempre fondamentale all'atto dell'eliminazione del materiale di copertura o del "marmo morto", cioè di quella parte del minerale danneggiato dagli agenti atmosferici e soprattutto cotto dal sole, e nell'estrazione dei materiali silicei, come più sopra ricordato. Quindi, bene l'uso dell'esplosivo nelle cave di pietra ornamentale, però, alla latina, cum grano salis.
Nelle cave, non ci si deve limitare alla produttività, cosa che va bene quando il materiale è incoerente e destinato alla frantumazione o ad altro: nelle pietre ornamentali bisogna limitare la produzione di scarti e puntare al massimo della qualità, sia nel rispetto del materiale, sia nel favorire gli interventi successivi previsti nei laboratori di trasformazione, dando ai blocchi quelle dimensioni che li rendano carrabili e sistemabili sui piani di lavoro delle macchine utilizzate nei trattamenti, ma nello stesso tempo tali da fornire lastre il più grandi possibili, perché anche queste costituiscono elementi importanti nella formazione del prezzo.
Se il materiale estratto dalla cava è trasformato direttamente dalla stessa ditta, completando il ciclo programmato, non ci sono problemi. Se, invece, come del resto è prassi quasi comune, deve seguire l'iter della compravendita, allora diventa fondamentale la figura del collaudatore, cioè del tecnico che, profondo conoscitore del materiale, ne può determinare, al di sopra delle parti, pregi e difetti. In tal modo si definisce la qualità che, come sempre e ovunque succede, rappresenta un problema molto sentito e un motivo di discussioni che, però, solitamente finiscono con una stretta di mano. Sinora, tuttavia, non si sono presi in considerazione gli scarti, che sono molto importanti, rappresentando in molti casi circa la metà dell'intera produzione grezza dell'attività estrattiva.
Attualmente, a parte il recupero di blocchi di dimensioni minori per la produzione di piccoli oggetti di arredamento o altro, buona parte degli sfridi di lavorazione è utilizzata nell'elevazione di dighe, nella realizzazione di massicciate stradali, nella sistemazione di scogli a difesa delle coste dalla furia del mare, nell'esecuzione di riempimenti e di banchine portuali, ecc. oppure nella frantumazione per produrre granulati utilizzabili in tantissimi settori. Una frazione di scarti, seppur limitata, non può essere in alcun modo sfruttata, per cui è necessario predisporre luoghi in cui raccoglierla (sulle Alpi Apuane questi cimiteri di rifiuti, che sono proprio tali, sono denominati "ravaneti"); questi siti devono essere comodi da raggiungere, ma non tanto vicini alla cava da arrecare disturbo ai lavori. Dall'esame di tutto quanto si è finora detto, l'attività di coltivazione di una cava di pietre ornamentali è un problema di non semplice soluzione. E ciò perché i parametri che entrano in gioco da una parte sono tantissimi e dall'altra non sono omogeneizzabili tra di loro, come del resto capita ogni qualvolta ci si deve confrontare con prodotti naturali.
Insomma, è necessario un'ottima organizzazione del lavoro e tanto buon senso; in modo particolare quando ci si trova in bacini immensi, dove l'attività è suddivisa fra diverse aziende, che devono lavorare e convivere fianco a fianco, evitando possibili dissensi e malumori.
Se il giacimento è formato da trovanti, e, come si è sottinteso sinora, non costituito da grossi strati di minerale utile, chiaramente l'organizzazione non può che risentire della situazione, che deve essere affrontata caso per caso.
Comunque, è essenziale che sia l'approccio, sia la coltivazione siano avvicinati dagli operatori con conoscenza e professionalità, tali da rendere apprezzabile il materiale naturale che hanno il piacere, oltreché il dovere, di trattare.

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