Il disegno dell’abitare nella comunicazione del progetto di architettura

L'insegnamento del disegno ai giovani architetti è un passaggio fondamentale per la comprensione dell'architettura e la sua progettazione.
Con l'applicazione della geometria descrittiva si trasmette la tecnica del disegno di rilievo e del disegno di progetto e a volte, erroneamente, ci si sofferma ad una pura rappresentazione tecnica che sempre più mette in evidenza quanto il disegno digitale abbia completamente soppiantato quello manuale.
In realtà prima ancora di insegnare un tecnicismo bisognerebbe soffermarci a chiarire il ruolo dell'architettura nella società e di come il disegno di architettura debba essere il mezzo attraverso cui si costruisce lo spazio del nostro abitare. Progettare significa proporre alla società nuovi spazi, cioè permettere e facilitare nuove relazioni per le persone, diversi e nuovi svolgimenti della esistenza umana....Se l'architettura è qualcosa di più e di differente di una bella forma da godere con gli occhi, bisognerà, noi architetti, imparare a guardare dritto in faccia il continuo e accelerato tramutarsi della società, e l'unica nostra possibile salvezza è cercare di aprire sempre più al tempo i nostri spazi.... (G.K. Koenig)
L'architettura è una forma di arte, come lo è la pittura o la scultura, ma possiede più sfaccettature ed ha un ruolo vitale per l'esistenza dell'uomo. Un dipinto, anche quando cerca di rappresentare la profondità dello spazio prospettico, ha pur sempre due dimensioni, la scultura invece proprio per la sua "materia" ne possiede tre di dimensioni ma in entrambi i casi, nella pittura e nella scultura, l'uomo è un osservatore, non partecipa. Anche l'architettura ha tre dimensioni, che sono tipiche del manufatto architettonico, ma in questo caso ne dobbiamo aggiungere almeno un'altra: il tempo, L'architettura è un sistema di gente, non un sistema di cose. (Goldfinger)
Attraverso la geometria descrittiva si apprendono nozioni grafiche-tecniche importanti che consentono all'architetto di rappresentare un manufatto correttamente. L'astrazione delle P.O. permette al tecnico di immaginare la spazialità di un disegno bidimensionale, l'utilizzo dell'assonometria invece permette lo studio dei volumi come la prospettiva consente di controllare la tridimensionalità all'interno o all'esterno del progetto architettonico.
Ma questo modo di rappresentare il disegno rimane un processo sterile se non abituiamo prima lo studente ad altre considerazioni che deve porsi prima di affrontare il disegno tecnico, il disegno di architettura non è solo un fatto tecnico.
L'architettura è la scena dove si svolge la vita dell'uomo, ogni edificio è caratterizzato da una pluralità di valori: economici, sociali, tecnici, funzionali, artistici e spaziali.
Insegnare il disegno mette l'accento sostanziale ad un significato più profondo che è essenzialmente legato al ruolo sociale dell'architetto.
Un aspetto quindi da valutare è quello della sociologia, occorre conoscere il territorio sul quale si opera e la popolazione che quel territorio abita. Una popolazione che è in continua mutazione sia per dati anagrafici sia dal punto di vista etnico, religioso e culturale; condizioni queste che portano obbligatoriamente a modi e abitudini di vita differenti.
L'abitare ideale è un abitare complesso che l'architetto non può permettersi di non considerare come essenza fondamentale del disegno della città, dell'edificio, della stanza e del suo arredo. Occorre prima conoscere, rilevare. A questo punto scaturisce un altro punto sul quale fare attenzione, la scala dell'architettura, cioè il rapporto volumetrico del nuovo con il contesto circostante ed il rapporto dimensionale dell'edificio con l'uomo.
I plastici, cosi costruiti nei corsi di progettazione, come i disegni 3D e i render rappresentano nella loro tridimensionalità il manufatto architettonico da un solo punto di vista, staticamente in un processo che esclude quella successione di viste che l'osservatore vive nel suo movimento entro ed intorno all'edificio.
Bisogna essere coscienti che esiste una spazialità che nessuna rappresentazione grafica può rendere con facilità ma questo costituisce l'essenza vera del disegno dell'abitare.
La comunicazione del progetto di architettura deve quindi cominciare dal disegno del rilievo del contesto sociale e morfologico dello stato di fatto.
Bisognerebbe individuare una sorta di passaggio obbligatorio attraverso il quale l'architetto dovrebbe cimentarsi per ottenere un progetto architettonico il più coerente possibile con la società, il territorio, la popolazione, il contesto architettonico nel quale va ad operare.
Non volendo soffermarsi sulla storia del disegno dell'architettura, ormai scritta e riscritta ma piuttosto sui metodi di rappresentazione della nuova era digitale, è chiaro che ormai non si può più prescindere dall'utilizzo del computer ma oggi tale strumento sta prendendo il sopravvento dominando il progetto architettonico non come oggetto per l'uomo e la sua vita ma come un oggetto scultoreo avulso dal suo tempo.
Come scrisse G. De Carlo: Quando lo stesso grattacielo si fa a Hong Kong, si fa a New York e si spera di poterlo fare a Milano, allora c'è pericolo per i luoghi e per l'architettura. L'architettura è uno strumento per dare identità ai luoghi. E' uno dei sostegni dell'identità dello spazio fisico. Se si elimina questo sostegno si rischia che il mondo diventi tutto uguale. Forse lo sta già diventando, ma ci sono ottime ragioni per resistere (G. De Carlo, in Il giornale dell'architettura, n. 17 aprile 2004, p.3).
Il futuro della rappresentazione del disegno dell'abitare sarà indubbiamente gestito dai BIM, programmi parametrici in grado di gestire tutti i possibili problemi legati ad un manufatto architettonico. Dal punto di vista del disegno tecnico e delle molteplici funzioni, tale modello garantisce velocità di esecuzione e massima precisione geometrica. Ma se per qualsiasi progetto industriale la velocità esecutiva può essere un vantaggio considerevole, per la rappresentazione dell'architettura esiste qualche perplessità in particolare modo per le nuove generazioni che non hanno un back-ground culturale, sugli aspetti storici dell'architettura, sufficientemente sviluppati.
L'era contemporanea è sempre più l'era dell'apparenza, dell'immagine grafica, ma la tavola di architettura non è un poster o un quadro da osservare ma è un disegno da "costruire". Proprio in questo caso la velocità e i mezzi grafici del computer fanno perdere la vera essenza del disegno, smaterializzandolo dal proprio ruolo in un oggetto di puro commercio.
Occorrerebbe stabilire tappe obbligatorie nelle quali il disegno, indagando sull'architettura, ne evidenzia le caratteristiche più importanti soddisfacendo ad un'esigenza progettuale idonea a quel territorio e a quella popolazione. Come sosteneva Koenig, l'uso del linguaggio architettonico ha spesso proceduto senza un'analisi sistematica, organizzandosi nell'insegnamento universitario, per esempio, sulla esperienza professionale, che altro non è che la moderna traduzione dell'antica esperienza artigiana.
La prima fase si racchiude nella descrizione progettuale attraverso l'esecuzione di schizzi manuali che indagano non solo sull'idea geometrica del progetto ma soprattutto sul rilievo dello stato di fatto. L'architetto in questa fase sta raccogliendo dati concreti che sosterranno il suo progetto, è lui l'unico utente a cui sono rivolti tutti gli esercizi grafici. Gli schizzi devono rappresentare prima di tutto l'ambiente contestuale attraverso sezioni, skyline, tipologia architettonica, situazione arborea e morfologica del terreno, analisi del colore ed i collegamenti con la nuova idea progettuale che conterrà funzioni date dalla necessità di quella popolazione. Gli schizzi saranno affiancati anche da prime verifiche geometriche con l'utilizzo di P.O..
Da questo momento in poi si dovrà lavorare per presentare il progetto a molti utenti: committente, amministrazione pubblica, impresa costruttrice, tutti "attori" che posseggono competenze differenti e che quindi necessitano di linguaggi grafici diversi. Con l'introduzione dei BIM ci sarà, fortunatamente la necessità di ritornare al controllo del progetto attraverso l'elaborazione di disegni manuali che essendo di più lenta esecuzione, permettono una riflessione maggiore per il controllo del progetto. u

 


Bibliografia
G.K. Koenig, Architettura del novecento: teoria, storia, pratica critica, Marsilio, 1995
G.K. Koenig, L'invecchiamento dell'architettura moderna ed altre dodici note, Libreria editrice fiorentina, 1963
B. Zevi, Sapere vedere l'architettura, Feltrinelli, 1948

 

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