Recuperare l’edilizia scolastica prefabbricata degli anni ‘70

Valutazione di un modello di analisi e riqualificazione in chiave di sostenibilità ed eco-efficienza

La tesi "Riqualificare l'edilizia scolastica prefabbricata anni '70: valutazione di un modello di analisi e riqualificazione in chiave di sostenibilità ed eco-efficienza" si colloca nell'ambito molto discusso della riqualificazione energetica degli edifici scolastici, proponendo risposte alle problematiche relative al recupero di una particolare selezione di fabbricati esistenti, commisurate alle nuove esigenze prestazionali secondo legislazione in materia di certificazione e risparmio energetico, nonché al contesto sensibile definito dalla particolare utenza in questione.
In Italia, il patrimonio dell'edilizia scolastica è ampio, diffuso e in gran parte datato. Oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1976 e, come dimostra l'analisi che Legambiente ha realizzato a riguardo, le condizioni generali segnalano la necessità di interventi di riqualificazione in moltissimi casi. A disposizione per il miglioramento dell'edilizia scolastica sono stati stanziati ben 9,5 miliardi di Euro dal 2014, i quali non hanno però contribuito efficacemente al raggiungimento dell'obiettivo. Solo 4 miliardi sono stati effettivamente finanziati, ed i cantieri conclusi risultano essere appena 6.157. Inoltre, le opere di efficientamento energetico risultano essere sacrificate in favore di quelle di adeguamento alla normativa di sicurezza, nonostante riguardino ancora un numero veramente esiguo di edifici: solo lo 0,3% si trova in classe A e solo il 4,2% nelle prime tre classi energetiche (A, B, C), mentre la metà si trova ancora in classe G; le fonti rinnovabili sono invece utilizzate solo nel 18% degli edifici, benché siano presenti fondi appositi al fine del loro utilizzo. Sarebbe inoltre utile, come richiesto da Legambiente, completare la diagnosi energetica per ogni edificio in bisogno di riqualificazione, al fine di velocizzare la procedura preliminare al momento progettuale. Appare quindi chiara la necessità di un cambio marcia e di una rivisitazione delle politiche messe in campo negli ultimi anni. È in questo quadro che si colloca l'interesse per una vicenda che coinvolge strettamente il Comune di Parma, recentemente trovatosi a far parte di uno di questi programmi di interventi, risultando idoneo, nel 2016, all'ottenimento dei finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Emilia Romagna tramite un Bando, appartenente al piano POR-FESR 2014-2020 e dedicato alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici, per ben 4 edifici, tutti scuole per l'infanzia: la materna "Alice" di viale Rustici, il nido "Le Nuvole" di via Kennedy, il Nido "Buco Verde" di via Pescara e infine la materna e nido "Locomotiva" in via Zanguidi. I primi tre edifici sono accomunati anche dalla tipologia costruttiva, trattandosi di strutture in pannelli prefabbricati in calcestruzzo armato precompresso, ed inoltre tutti appartenenti al decennio tra il 1970 e il 1980. Cogliendo le istanze generali espresse e raccolte nella fase preliminare, questa ricerca tenta di proporre un ventaglio di interventi correttivi e soluzioni che possano guidare a scelte progettuali per la riqualificazione energetica. Si è innanzitutto considerata la varietà delle problematiche riscontrabili a seconda dei casi possibili racchiusi nell'insieme degli edifici che abbisognano di una riqualificazione, e si è deciso di restringere l'argine di competenza della ricerca stessa, al fine di favorire sia la comprensibilità delle soluzioni proposte con la creazione di un unico filo logico, sia l'efficacia delle proposte grazie ad un possibile maggiore approfondimento. Nello specifico, cogliendo l'esempio fornito dal particolare caso degli asili del Comune di Parma, i criteri individuati per la selezione dei requisiti sono stati di carattere temporale, strutturale, tipologico: la scelta riguarda dei tipi morfo-tecnologici di edifici scolastici per la prima infanzia realizzati esclusivamente in pannelli prefabbricati in cemento armato precompresso e realizzati nel decennio '70-'80.

In questo senso la strategia che viene qui prefigurata è quella di individuare porzioni del patrimonio costruito sufficientemente simili da essere trattate in maniera omogenea, ovvero un insieme di edifici accomunati da una serie di indicatori che ne consentano lo studio e la proposizione di strumenti di intervento unitari. Il caso dell'edilizia scolastica prefabbricata costituisce un riferimento esemplare per le istanze poste, sia per la sostanziale uniformità delle caratteristiche morfologiche, sia in ragione della larga diffusione nell'intero territorio nazionale, ed infine per le notevoli criticità di cui gli edifici di questa tipologia sono frequentemente afflitti. Il percorso di ricerca muove in primo luogo alla definizione di un metodo di analisi che consenta di individuare in maniera puntuale ed immediata le criticità appartenenti agli edifici di questa selezione, per approdare poi all'elaborazione di una soluzione progettuale per il retrofit degli stessi, che sia, come l'analisi, applicabile a tutta la categoria. Per lo sviluppo della prima fase sono stati utilizzati come caso di studio due dei quattro asili del Comune di Parma, "Le Nuvole" e "Bruco Verde".
Durante l'analisi, è emersa l'effettiva ricorrenza della tipologia architettonica, anche per quel che riguarda elementi di arredo, infissi, particolari costruttivi. Tale condizione ha suggerito l'ipotesi che questa generale omogeneità oltrepassasse il concetto di "prefabbricazione", e che alla base delle evidenti somiglianze si trovasse un'idea unitaria. Successive documentazioni hanno confermato la veridicità di questa ipotesi, con l'emergere di un preciso programma progettuale nell'ambito dell'edilizia di prefabbricazione degli anni '70.

Nel decennio compreso tra il 1970 e il 1980, il Comune di Parma, come del resto molti altri in Emilia Romagna, fu teatro di un sorprendente fenomeno edilizio che in quegli anni più che mai conobbe un enorme successo applicativo: la prefabbricazione. Furono molte le Cooperative di Produzione e Lavoro impegnate nella realizzazione di strutture prefabbricate destinate a pubblico utilizzo, ma il caso del Consorzio produttore degli asili del Comune di Parma, ovvero quello fra le Cooperative di Produzione e Lavoro della Provincia di Forlì, risulta essere significativo in particolar modo per il carattere programmatico fornito alla produzione.
Non si trattò, infatti, di una semplice produzione industriale, bensì di un vero e proprio organismo di edifici, pensato appositamente per accogliere scuole per la prima infanzia, ed i cui elementi furono progettati ad hoc per le varie declinazioni di utilizzo - asili nido o scuole materne - e per le varie modulazioni spaziali. A riguardo, fu redatto un vero e proprio manuale di progettazione, il "Manuale per la progettazione di asili nido e scuole materne prodotti dall'industria", steso a più mani dall'Ufficio Studi e Progetti del Consorzio fra le Cooperative di Produzione e Lavoro della Provincia di Forlì e lo Studio Piccioli Architetti - Rimini.

L'occasione fondamentale a cornice di tali presupposti è stata costituita dal Piano Nazionale per la costruzione e la gestione degli Asili Nido, previsto dalla L.06/12/1971, n. 1044, che sancì la realizzazione, in un arco di tempo di cinque anni, di circa 3800 Asili Nido sull'intero territorio nazionale. Le difficoltà, soprattutto tecniche, frapposte al perseguimento di un simile obiettivo, erano numerosissime; in particolare, le Amministrazioni Locali più modeste erano solite affidare la completa soluzione del problema ad un cosiddetto "prefabbricatore", il quale imponeva loro un prodotto di serie, rigorosamente catalogato, non flessibile e non adattabile alle loro vere esigenze. Lo scopo del Manuale era quello di proporre alle Amministrazioni Locali i vantaggi di una soluzione industrializzata per i problemi di edilizia scolastica, senza sottrarre loro il potere di scegliere e di decidere secondo le proprie reali necessità. Veniva in questo modo favorito un aspetto del tutto trascurato e quasi estraneo al mondo della prefabbricazione, che permetteva un dialogo integrato - e corretto - tra tutti gli operatori.
La produzione proposta è costituita da cellule parallelepipede, ottenute mediante il montaggio di elementi costruttivi "standard" (pilastri travi, pannelli di solaio e pannelli di muro) variabili dimensionalmente. Attraverso meccanismi di composizione geometrica e variazione dimensionale - "proliferazione" planimetrica di cellule identiche ed "espansione" planimetrica della cellula stessa - è possibile ottenere varie e differenti soluzioni di edifici scolastici per la prima infanzia. Esse si dividono in "Classi Tipologiche", che sono tre e si differenziano per la definizione tipologica e spaziale ma si equivalgono dal punto di vista delle dotazioni funzionali (Figura 1).
Rispondono a tre diverse leggi: la classe tipologica n.1, lo "schema a pettine", a cui appartiene l'asilo Le Nuvole; la classe tipologica n.2, lo schema a "z", è a cui appartiene l'asilo Bruco Verde; La classe tipologica n.3, lo schema "a grappolo", a cui appartiene il nido e materna "Zucchero Filato" di via Zanguidi, un altro asilo sempre del Comune di Parma, già riqualificato poiché idoneo ai finanziamenti stanziati secondo un precedente Bando (Figura 2).
Il Manuale ha rivestito un ruolo fondamentale soprattutto nella prima fase della ricerca, che si compone di tre step fondamentali: l'analisi storica, con la principale finalità di restituire le variazioni planimetriche avvenute nel tempo nelle strutture; l'analisi critica attraverso il sopralluogo, per l'individuazione delle principali ed oggettive problematiche presenti; l'analisi critica attraverso il riscontro degli utenti, in questo caso le coordinatrici pedagogiche, in grado di segnalare eventuali situazioni di disconfort localizzato, ed al fine di coniugare il riscontro che la struttura fornisce di per sé con quello effettivo dell'utenza, data anche la particolarità di essa - esperienza senz'altro utile, poiché nessuno meglio di chi realmente convive con alcune quotidiane difficoltà è in grado di rintracciarle.
La raccolta di informazioni e le valutazioni inerenti sono state eseguite in maniera comparativa tra i due edifici, al fine di rilevare analogie e disfunzioni condivise (caso del tutto probabile data la similarità delle strutture), quindi un unico filo conduttore comune tra cause delle problematiche e relativi effetti.

Le criticità individuate sono state suddivise in tre macro-categorie: criticità di tipo materiale, che segnalano problematiche legate all'utilizzo di materiali, elementi costruttivi e di arredo, finiture non idonei; criticità di tipo prestazionale, per indicare disconfort localizzati dovuti a scarse performance dell'involucro; criticità di tipo funzionale, che permettono di leggere in planimetria le più gravi disfunzionalità distributive, causate da rimaneggiamenti della stessa avvenuti nel tempo, soprattutto per necessità di tipo pedagogico.
Ogni macro-categoria, oltre la sua teorizzazione, prevede una specifica restituzione grafica, attraverso l'uso di simboli e colori a differenziare le diverse criticità e a consentirne immediata individuazione in planimetria. Sfruttando l'intensità di gradazione del colore, è stata poi possibile l'elaborazione di una scala di valori che, per alcune criticità, potesse identificare la loro ripercussione sull'edificio con la distinzione dei livelli di intensità basso, medio ed alto (Figura 3). Le prerogative nella redazione della restituzione grafica sono una quanto più possibile organicità e chiarezza, un immediato riconoscimento delle diverse gravità ed una facile ri-applicabilità ad altri casi di analisi. È quindi costruita in modo tale da risultare fruibile anche per l'analisi di altri edifici.

L'applicazione del metodo di analisi agli asili del Comune di Parma ha rivelato sia criticità presenti nelle strutture in origine - come ad esempio le scarse prestazioni dell'involucro - ma anche criticità subentrate successivamente - soprattutto dovute alla distribuzione interna, modificata nel tempo per rispondere a necessità di tipo pedagogico. Infatti, al momento di approvazione del progetto, i programmi educativi e didattici prevedevano una forte interazione tra le varie sezioni degli asili, ragione per cui non era necessaria la presenza di elementi divisori fissi tra di esse; in loro sostituzione, era in uso inserire pareti a soffietto o altri infissi mobili. La variazione dei programmi educativi avvenuta nel corso degli anni ha comportato l'esigenza di modificare questo tipo di impianto così "aperto", richiedendo una maggiore indipendenza tra le sezioni. In risposta a queste nuove necessità, non sempre le Amministrazioni Comunali disponevano delle forze necessarie per le dovute correzioni strutturali; molto spesso, si assolveva alle richieste utilizzando gli elementi mobili presenti a guisa delle pareti divisorie che sarebbe stato opportuno inserire. Queste soluzioni inconsuete hanno sì consentito un risparmio economico notevole, ma hanno d'altra parte generato criticità che negli anni hanno solo potuto aggravarsi, dando luogo a notevoli situazioni di disconfort termico e acustico.
Una volta individuate le criticità, è stata poi presa in esame la soluzione proposta dal Comune di Parma in relazione ad esse. L'Amministrazione competente ha diviso i lavori sostanzialmente in due stralci: il primo, già eseguito, ha visto l'adeguamento della struttura alla norma antisismica, mediante l'inserimento di un rafforzamento perimetrale in setti di calcestruzzo armato, con sezione variabile; il secondo, ancora da eseguire, prevede l'inserimento di un sistema di isolamento a cappotto, predimensionato allo spessore di 10 cm, e la sostituzione degli infissi esterni in alluminio presenti con altri, sempre in alluminio, ma a taglio termico.

La comparazione tra criticità individuate e criticità risolte dall'intervento previsto dal Comune restituisce un quadro che vede da una parte le innumerevoli problematiche ancora non risolte a richiedere un intervento di riqualificazione, dall'altra, le prime fasi degli interventi di adeguamento sismico a limitare il ventaglio di opzioni e quindi scelte progettuali possibili per queste due strutture. La presenza della costolatura vincola non poco la possibilità di azione sull'involucro esterno in primis, e già in partenza costituisce un ulteriore aggravante per il comfort indoor dato il notevole peggioramento in termini, ad esempio, di quantità di luce naturale sfruttabile. Gli elementi messi in opera durante il primo stralcio di interventi si sono rivelati essere sì utili per il rafforzamento strutturale, ma molto invasivi e deterrenti di altri importanti fattori, rendendo inoltre le possibilità di intervento in termini di riqualificazione energetica, davvero ristrette.
Alla luce di queste valutazioni, si è optato per testare la bontà di un approccio multi criterio su di un ulteriore caso comparativo, ovvero un asilo che possedesse le medesime caratteristiche richieste dalla selezione applicata in origine, ma su cui ancora non fosse stato effettuato alcun intervento. Ciò ha permesso di sviluppare al meglio una ricerca con un margine di sperimentazione libero da restrizioni date da recenti opere, avendo a totale disposizione come banco di lavoro il solo involucro originale, già così affatto sprovvisto di criticità. Inoltre, grazie ad una ulteriore comparazione, è stato possibile verificare l'efficacia dell'analisi critica proposta ed elaborata nella prima fase di ricerca.
Il caso comparativo scelto è l'asilo nido all'interno del complesso scolastico "La Rondine", che si trova a Felino, in Provincia di Parma, in via Palmiro Togliatti al civico 10b. L'asilo possiede le caratteristiche proprie della selezione considerata: l'involucro è in pannelli prefabbricati e la fine dei lavori è datata 1980. Come sui precedenti due asili del Comune di Parma, anche su La Rondine è stata eseguita la medesima analisi critica, secondo i tre step fondamentali - storico, sopralluogo, intervista all'utenza. Le problematiche emerse sono risultate essere simili a quelle degli asili di Parma, per tipologia ed origine. Le prime criticità individuate riguardano l'involucro: benché esso si sia rivelato maggiormente prestante rispetto a quelli esaminati in precedenza, grazie ad uno strato di polistirolo interposto ai due pannelli prefabbricati in calcestruzzo armato precompresso, non possedeva valori sufficienti a renderlo conforme ai limiti imposti dalla normativa - per la cui lettura si è preso in considerazione DGR 967/2015. Ad aggravare ulteriormente la situazione, la totale assenza di un sistema di schermatura solare (Figura 4). Qui, come a Bruco Verde e a Le Nuvole, sono state apportate modifiche inappropriate a rendere la distribuzione interna più funzionale alle progressive evoluzioni del sistema pedagogico. L'esigenza di spazi autonomi, per favorire un metodo educativo indipendente tra le varie sezioni e non più integrato, come invece si configurava nel decennio '70-'80, ha visto l'inserimento di pareti divisorie in sostituzione di quelle a soffietto presenti nel progetto originale. Si tratta in questo caso di pareti in cartongesso dello spessore di 8 cm, la cui prestazione rende l'intero edificio inefficiente dal punto di vista acustico. La situazione è aggravata anche dalla presenza di infissi del tutto inadeguati: si tratta di quelli predisposti originariamente da progetto, mai sostituiti, in alluminio non a taglio termico. A partire dall'analisi approfondita di questi edifici e dalle indicazioni dei pedagogisti, maturate in anni di esperienza sul campo, si è cercato di sviluppare delle linee guida per l'analisi di edifici di questa tipologia e soluzioni correlate per il retrofit energetico. Gli obiettivi generali del progetto previsto riguardavano in primo luogo l'ottimizzazione dell'involucro al fine del risparmio energetico e del benessere.

La soluzione proposta può essere sintetizzata secondo le seguenti categorie:
• Comfort indoor, declinato in tutte le sue accezioni: acustico, termo-igrometrico, di qualità dell'aria e distribuzione della luce;
• Efficienza energetica, intesa come adozione di soluzioni tecnologiche d'involucro e d'impianto innovative;
• Utilizzo esclusivo di materiali e prodotti provvisti di una certificazione, preferibilmente EPD - Environmental Product Declaration -, che possa garantirne le prestazioni ambientali in ogni fase del loro ciclo di vita, secondo i principi LCA;
• Necessità di rendere l'oggetto architettonico uno strumento di apprendimento, un elemento che permette agli utenti (alunni in primis) di diventare fruitori consapevoli, conoscitori dei benefici e dei vantaggi apportati dai sistemi e dalle tecnologie impiegate.
Gli obiettivi di efficienza e comfort sono stati tradotti attraverso la definizione di un organismo architettonico omogeneo, in cui l'involucro svolge un ruolo chiave di unione tra l'edificio esistente e l'opera di retrofit, il cui scopo ultimo va al di là del risparmio energetico e mira all'ottenimento del comfort indoor e del benessere, il tutto nel rispetto dei requisiti delle recenti norme in fatto di sostenibilità. Inoltre, l'asilo sarà valorizzato e arricchito da nuovi contenuti, anche culturali, diventando strumento di diffusione e conoscenza del ruolo dell'edilizia sostenibile in quanto elemento "risolutivo".
La verifica del progetto in ogni sua fase è stata condotta con l'ausilio di un software apposito - Namirial Termo - che ha permesso di seguire l'avanzamento del progetto sia agli stadi preliminari dell'analisi dello stato di fatto che a quelli finali di esame della soluzione proposta. Il procedimento ha previsto l'inserimento dei dati relativi allo stato di fatto, da cui è emerso il quadro dei consumi e delle prestazioni attuali; conseguentemente sono state schedate le proposte dei materiali innovativi, e quindi la situazione di miglioramento ottenuta. Oltre a ciò, grazie alle verifiche eseguibili sul software, è stato possibile individuare criticità non emerse a prima vista, soprattutto per quanto concerne la verifica termo-igrometrica dell'involucro, e dunque ad adottare le conseguenti misure di salvaguardia.

Il progetto, in soluzione ai problemi sopra citati propone: modifica dell'involucro esterno, attraverso l'aggiunta di un pannello isolante per un miglioramento delle caratteristiche termoigrometriche in termini di isolamento invernale ed estivo, con l'utilizzo di un sistema di isolamento a cappotto e di una facciata ventilata; sostituzione di tutti i serramenti presenti, ancora quelli originali, al fine di evitare dispersioni termiche; inserimento di un sistema di schermatura solare esterno, perfettamente integrato alla facciata ventilata; miglioramento dell'involucro interno (pareti divisorie) attraverso l'aggiunta di un pacchetto stratigrafico al fine di renderlo prestazionale dal punto di vista acustico; sostituzione delle pavimentazioni ed alcune proposte di utilizzo di elementi di arredo innovativi e certificati, per rendere l'intervento sostenibile a 360° (Figura 5). Tutte le soluzioni tecnologiche adottate sono state pensate sia nell'ottica della sostenibilità ambientale dell'intervento e dell'efficienza globale dell'edificio, sia al fine di garantire all'edificio efficienza ed idoneità allo svolgimento della didattica (Figura 6).
La scelta di prodotti e materiali utilizzati per ciascuno degli interventi è stata guidata da un principio generale che selezionasse soltanto materiali naturali certificati, in modo da considerare la struttura sostenibile a partire dalla fase di produzione dei suoi componenti. I materiali scelti sono: per l'isolamento dell'involucro interno (sistema a cappotto), un isolante naturale in fibra di abete rosso e lana di legno, legato con Cemento Portland e lana di roccia; per la barriera al vapore, una pasta monocomponente di colore grigio, a base di resine sintetiche in dispersione acquosa, totalmente priva di solventi; per la guaina impermeabilizzante di copertura, un manto impermeabile sintetico in poliolefina flessibile FPO; per l'isolamento degli elementi di visori interni, un isolante in fibre di abete rotto, lana di legno mineralizzata e Cemento Portland grigio;
per la facciata ventilata e le schermature solari, dei pannelli in lana di roccia compressa creata dal basalto tenuta insieme da una piccola quantità di legante organico;
per le ricostruzioni di partizioni interne in sostituzione di serramenti, delle lastre in gesso rivestite;
per gli infissi, dei serramenti in PVC triplo vetro;
per le pavimentazioni, un pavimento in gomma e minerali particolarmente indicato per gli spazi dell'educazione;
per le finiture, un intonaco deumidificante premiscelato e fibrorinforzato con sughero, argilla, calce idraulica naturale.

Altro principio fondamentale che ha guidato la scelta è stato quello del "Km 0", ovvero è stata prediletta la scelta di materiali di provenienza italiana, nei limiti del possibile. Il panorama nazionale vede aziende produttrici leader nel settore e certificate per più di un materiale, ma limitatamente ad alcune tipologie di prodotti. Le pavimentazioni e gli infissi sono stati i settori più critici: per le prime, si è optato per un'azienda tedesca produttrice di pavimentazioni in gomma specifici per edifici pubblici e di pubblico utilizzo, con varie esperienze nei settori scolastici per la prima infanzia, e con certificazione EPD; per le seconde, data l'impossibilità di avere un numero di componenti così elevato - come quelli presenti in un infisso - tutti con certificazione EPD, si è optato per la scelta di un'azienda produttrice che fosse partner Casaclima (l'infisso scelto è munito di certificazione CasaClima Gold).

Il metodo di diagnosi del sistema edilizio con Namirial Termo, oltre a consentire la verifica dello stato di fatto, permette poi di giungere alla ri-progettazione in chiave energetica dell'intero sistema o di parti di esso. L'efficacia della soluzione progettuale proposta è stata infatti verificata all'interno dello stesso software, con l'inserimento delle nuove stratigrafie tipo e la simulazione del nuovo involucro proposto. Le opzioni presenti consentono di estrapolare grafici riassuntivi delle situazioni prima e dopo l'intervento, in un chiaro riscontro dell'efficacia dell'intervento proposto dal punto di vista dell'efficienza energetica ed in conformità con i requisiti di normativa attuali, anche in percentuale. In termini di dispersioni, vi è stata una riduzione del 3,8% per il solaio di calpestio, del 4,25% per il solaio di copertura, dall'1,5 al 3% per le pareti esterne, dall'1,5 al 2,25% per gli infissi esterni. Il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento è diminuito del 6,55%, con un ulteriore 1,85% per l'acqua calda sanitaria, mentre il fabbisogno di energia utile per il riscaldamento è invece diminuito del 2,53%, mentre per il raffrescamento è dello 0,7%. Tutti questi indicatori hanno contribuito al notevole salto di qualità dell'edificio che, in termini di prestazioni energetiche globali, progredisce dalla Classe G alla Classe B. Il notevole salto di qualità è stato possibile grazie anche ad una modifica di tipo impiantistico: la sostituzione della obsoleta caldaia a metano con una pompa di calore. La scelta della macchina è stata valutata per le prestazioni davvero ottimali, ma anche l'adozione di una pompa di calore con minori prestazioni avrebbe portato comunque ad un aumento della classe. Ciò ha consentito di ottenere prestazioni di buon livello sia nella stagione estiva che in quella invernale, rispetto le prestazioni di basso livello che caratterizzavano prima la struttura lungo tutto l'anno. La ricerca ha rivelato quanto un'analisi pianificata, precisa e settoriale sia uno strumento fondamentale ad una progettazione efficace e più veloce. Linee guida di intervento specifiche per la particolare categoria di edifici muovono il progetto da subito nella giusta direzione, favorendo interventi mirati e puntali. Gli obiettivi principali perseguiti sono stati la costruzione di un quadro conoscitivo attraverso la messa a punto di un modello diagnostico d'analisi e valutazione, volto alla conoscenza delle questioni energetico/ambientali, tramite l'elaborazione di schede tematiche strategiche rispondenti alle caratteristiche di criticità di edifici selezionati per anno di realizzazione, sistemi e processi costruttivi; l'elaborazione di criteri per la programmazione delle attività di recupero che coniughino l'efficienza energetica, ambientale e funzionale con una scelta che preveda la selezione di materiali per cui l'intero processo di produzione sia certificato come ambientalmente sostenibile in ogni sua fase.
Si può affermare l'importanza di una analisi che coniughi considerazioni di tipo storico con quelle canoniche di tipo esigenziale-prestazionale, solitamente eseguite a priori, indipendentemente da valutazioni più ampie. Lo sguardo allargato al contesto storico sembra richiedere sforzi maggiori o inutili, ma l'esempio calzante della loro utilità è quello dei cambiamenti in materia di programmi ministeriali sull'educazione infantile, dai quali è scaturita la necessaria modifica della distribuzione interna degli spazi e la cui risoluzione da parte delle Amministrazioni competenti è da valutare attentamente.

Il modello di analisi e riqualificazione proposto è applicabile esclusivamente alla tipologia di edifici con i requisiti elencati e, forse proprio per questa settorialità, si è rivelato essere efficace. Per questo motivo sarebbe molto interessante approfondire ulteriormente il tema e proporre modelli adattabili ad altre tipologie edilizie diverse per struttura, età e destinazione d'uso.
In conclusione, è d'obbligo affermare quanto l'attuale tematica della riqualificazione del patrimonio edilizio in chiave sostenibile trovi un campo di azione di massima efficacia nel settore dell'edilizia scolastica, poiché, in una logica di educazione al rispetto e alla salvaguardia del pianeta, uno strumento di fondamentale importanza è proprio quello di conferire l'opportunità, sin dalla prima infanzia, di vivere lo sviluppo cognitivo in un ambiente fortemente stimolante alla sensibilizzazione riguardo la tematica della sostenibilità ambientale.

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