Criteri per una progettazione accessibile per l’infanzia

Riqualificazione di una ex colonia C.I.F. a colonia per la terapia ricreativa per bambini affetti da disabilità fisiche, psichiche e psicofisiche

Oggetto di studio di questa tesi è la volontà di dare una risposta architettonica concreta ad una progettazione accessibile per l'infanzia.
Il panorama legislativo nazionale riguardante l'eliminazione delle barriere architettoniche, prende come modello una persona adulta in carrozzina, tralasciando di indicare i criteri dimensionali per bambini con disabilità. Si è cercato quindi di trovare le soluzioni progettuali che rispondessero alle esigenze dei piccoli utenti. L'edificio scelto per testare questi nuovi criteri è una ex colonia C.I.F. a Cesenatico, un edificio attualmente in stato di abbandono.

L'edificio: la ex colonia C.I.F.
Le colonie marine nate originariamente alle fine dell'Ottocento, da benefattori, per ospitare bambini affetti da tubercolosi, si trasformano con il passare del tempo in luoghi preventivi ed educativi, per accogliere quella giovane generazione che sarebbe dovuta diventare sana e robusta, per rispecchiare ed enfatizzare lo spirito fascista. Negli anni del dopoguerra la miseria non cessò e le colonie, costruite da enti o industrie, diventarono l'unica soluzione offerta ai genitori, non abbastanza abbienti, di mandare i propri figli in vacanza. Con il boom economico le famiglie conquistarono un po' di agiatezza necessaria per poter andare in vacanza tutti insieme, e le colonie furono progressivamente abbandonate e cedute, per la maggior parte, ai Comuni.
Un profondo cambiamento di mentalità, e funzione, che si rispecchia anche nel linguaggio e nella composizione architettonica. Edifici ospedalieri con decorazioni in stile per gli ospizi marini, si trasformano in strutture razionaliste asettiche e astratte durante il periodo fascista, che racchiudono gli aspetti alberghieri, educativi e militareschi; mentre le colonie del secondo dopoguerra sono edifici perlopiù privi di enfasi architettonica (salvo rari casi), con un linguaggio povero e semplice, di dimensioni più ridotte. La rapida costruzione di quest'ultimi edifici era favorita anche dalla mancanza di strumenti urbanistici e regolamenti edilizi, che compromisero la salvaguardia ambientale delle coste.
Sono proprio questi ultimi edifici che rappresentano oggi il maggior cruccio per i Comuni; diventati ruderi abbandonati il loro mantenimento pesa gravemente sulle casse comunali, che trovano come unica soluzione la demolizione o la vendita a imprenditori privati. Se la maggior parte delle colonie non ha alcun valore architettonico, non bisogna dimenticare, il grande patrimonio ambientale che li caratterizza, grandi ettari di terreno su cui insistono specie arboree autoctone in grado di contrastare il fenomeno dell'erosione costiera.
Alla difficile riqualificazione per motivi economici si aggiunge anche il malcontento dei cittadini, che non vogliono vedere demolita la loro memoria storica per far posto a una speculazione edilizia interessata solamente agli introiti finali.
La riqualificazione delle colonie è una tema molto delicato a cui si deve prestare la massima attenzione per salvaguardare il futuro, non solo turistico, ma anche economico, ambientale e sociale, delle località marine.
Come già affermato in precedenza l'edificio, oggetto di studio, si trova a Villamarina, in provincia di Cesenatico.
La ex colonia C.I.F., originariamente denominata "Villa Bianca", è nata per richiesta della Dott.ssa Maria Bianca Casadei nel 1951. Progettata dal geometra Alberto Flamighi e dal Professor Pietro Novaga, costruita nel 1952-54, era destinata ad ospitare 80 bambini durante il periodo estivo, e si componeva di un corpo principale a due piani con due ali simmetriche ad un solo piano. Sulla parte retrostante un piccolo edificio rettangolare serviva per l'isolamento di bambini malati.
Per la costruzione dell'edificio si utilizzarono pareti portanti in muratura con laterizi pieni, solai in laterocemento, e una copertura piana rivestita da una membrana impermeabile.
Nel 1966 furono fatti lavori di ampliamento nella parte superiore delle ali laterali. Non si hanno documenti certi di quando l'edificio è stato dismesso, ma è ipotizzabile che ciò sia avvenuto tra gli anni '80 e '90, e che di conseguenza sia divenuto di proprietà del Comune di Cesenatico. La colonia è stata poi acquistata nel 2009 dall'impresa Fincarducci s.r.l. che ne prevede la demolizione per la costruzione di un grattacielo alto 14 piani (48,20 m) ad uso residenziale. Attualmente non è stato eseguito nessun intervento, in quanto l'impresa è fallita, l'edificio è quindi in stato di abbandono.
La sua conservazione è conseguenza dello stato di incuria in cui versa, atti di vandalismo hanno rovinato gran parte degli intonaci presenti, degli arredi e degli infissi esterni ed interni.
Dal rilievo eseguito non sono stati riscontrati danni che facciano presumere problemi a livello strutturale.
Se originariamente le colonie erano nate per alleviare le sofferenze di bambini gravemente malati, si vuole fare una trasposizione moderna e riqualificare l'edificio per utilizzarlo per la terapia ricreativa per bambini affetti da disabilità e/o patologie. Il gioco è in grado di potenziare le capacità motorie, neurologiche ed intellettive del bambino. Secondo le teorie montessoriane, inoltre, stimola la percezione dei sensi, la concentrazione, la creatività e la socializzazione. È necessario quindi progettare un ambiente idoneo, dove ciascun bambino possa sentirsi padrone delle proprie azioni e diventare autonomo nelle decisioni, senza essere continuamente guidato dall'adulto.
L'ambiente è studiato fin nei minimi dettagli, un luogo "a misura di bambino" accogliente, luminoso e con arredi funzionali e appositamente studiati.

Turismo e disabilità in Italia
Secondo i dati forniti dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane, in Italia sono 4 milioni e 360 mila le persone con disabilità, cioè il 7,2% della popolazione.
Come riportano le fonti fornite da Eurostat il 70% delle persone affette da disabilità avrebbe la possibilità fisica ed economica di viaggiare. Purtroppo le numerose barriere architettoniche presenti nel nostro Paese, e la disinformazione di tour operator, albergatori e ristoratori, impediscono alle persone con limitazioni di viaggiare.
Una mancanza di sensibilità, di cui a farne le spese non sono solo le persone disabili, ma anche i cittadini italiani, poiché il turismo accessibile sarebbe in grado di generare 9 milioni di posti di lavoro, creando valore per 800 miliardi di euro.
L'handicap spesso è da riferirsi all'ambiente e non alla persona, il più delle volte gli edifici rendono difficile o impossibile qualunque spostamento per una persona con disabilità, ma basterebbero piccoli accorgimenti, già in fase progettuale, e si potrebbero rendere completamente accessibili tutti i luoghi.
È bene sottolineare che un ambiente accessibile non risolve i problemi solamente alle persone con disabilità, ma migliora la fruibilità anche per anziani, mamme con passeggini e persone che si trovano in condizioni di momentanea disabilità (ad esempio persone che utilizzano le stampelle a seguito di un infortunio). I bambini con disabilità sono quelli a cui si presta, in generale, meno attenzione, poiché si pensa che le eventuali difficoltà e carenze delle strutture, e dei servizi, siano sopperite dai familiari e/o dai caregiver. Un ragionamento, che oltre ad essere ottuso, è deleterio sia per il bambino che vede impedita la sua autonomia e indebolita la sua autostima, sia per il caregiver che è costretto a sobbarcarsi le difficoltà, e a trovare le relative soluzioni, anche in vacanza.
Ispirandomi all'Associazione Dynamo Camp Onlus, questo progetto vuole dimostrare che invece è possibile creare strutture ricettive accessibili, in grado di soddisfare anche le esigenze dei piccoli ospiti con limitazioni.

Il progetto
In accordo con le previsioni di destinazione d'uso del Comune, si intende mantenere la destinazione ricettiva riqualificando l'edificio ad uso colonia per la terapia ricreativa. Si vuole creare una struttura completamente accessibile, che ospiti bambini dai 6 ai 12 anni con differenti limitazioni (motorie, uditive, visive, cognitive) e patologie medio lievi.
Si intende utilizzare l'edificio sia per soggiorni di vacanza durante il periodo estivo, che durante i periodi di vacanza in altre stagioni (ad es. vacanze di Natale, Pasqua, ponti feriali, etc.).
I piccoli ospiti soggiorneranno senza l'accompagnamento dei genitori e saranno aiutati e assistiti dalla presenza di personale specializzato, presente 24 ore su 24.
Un breve studio sulle differenti disabilità e patologie, con le relative manifestazioni cliniche, ha permesso di sapere quali sono le esigenze dei futuri utenti, le attività da svolgere all'interno della struttura, progettare spazi in cui potessero trovare posto tutti gli ausili utilizzati e inserire giochi che, oltre all'aspetto ludico, migliorano le capacità del bambino attraverso una "terapia divertente". Si è cercato di scegliere le attività che potessero diversificare la routine degli utenti, differenti da quelle a cui sono abituati i bambini a casa, in modo da ampliare e migliorare le conoscenze dei soggetti, creare occasioni di socialità e divertimento, senza arrecare situazioni di affaticamento o disagio psicofisico.
Gli ambienti previsti all'interno dell'edificio sono: una stanza multisensoriale, il laboratorio per la terapia occupazionale, un'aula informatica, un'infermeria, una palestra, una stanza per la terapia psicologica, una biblioteca, una stanza cinema e un terrazzo attrezzato per l'ortoterapia, a cui si devono aggiungere gli ambienti per il normale funzionamento della struttura, come camere da letto, mensa, cucina, bagni, stanze per il personale.

Psicologia ambientale
Per progettare un luogo idoneo da tutti i punti di vista, fisici e psicologici, ci si è valsi delle teorie fornite dalla Psicologia ambientale, una disciplina nata intorno alla fine degli anni '50 in America. Questo settore della psicologia coinvolge psicologi, architetti, urbanisti, geologi, antropologi e medici, un campo multidisciplinare che raggruppa tutte le professioni che hanno come obiettivo l'uomo. Uno dei principali temi riguardanti la psicologia ambientale è la percezione spaziale. Capire in che modo l'uomo elabora le informazioni dell'ambiente che lo circonda e, di conseguenza le risposte che mette in atto, è stato fondamentale per progettare ambienti che consentano di poter "vivere lo spazio" a tutte le persone, con qualunque disabilità e/o patologia, con le stesse modalità degli utenti considerati "normodotati".
Prendendo in esame le difficoltà spaziali, cognitive, percettive che gli utenti potrebbero avere, si vuole creare un luogo in grado di soddisfare e colmare ogni lacuna cognitiva, favorire il superamento dei problemi spaziali, facilitare le operazioni mentali e dare la possibilità a tutti i fruitori di essere in grado di comprendere le relazioni che intercorrono nell'ambiente. Per fare ciò è stato necessario manipolare lo spazio inserendo un maggior numero di informazioni.
L'amplificazione degli indizi percettivi si è tradotta nell'utilizzo di mappe e targhette tattili poste in posizione strategica, utilizzo della Comunicazione Aumentativa Alternativa, pittogrammi, segnaletica luminosa, materiali, colori e luci; una sorta di "etichettatura dell'ambiente" che segue i diversi canali sensoriali. Arricchire l'ambiente di informazioni facilita anche la creazione di mappe cognitive e schemi mentali, che consentono all'utente di percepire, memorizzare, esplorare e orientarsi nello spazio, prevengono inoltre possibili situazioni di ansia e stress provocati da incertezze e frustrazioni di non riuscire a comprendere il luogo in cui ci si trova.
Ogni singola parte del progetto, da quella più ampia come l'organizzazione spaziale generale, a quella più piccola, come il colore delle maniglie delle porte, deve sottostare al ruolo centrale assegnato al bambino.
Gli ambienti, dalla disposizione dell'arredo alla comprensibilità generale, sono stati pensati e progettati per garantire una facile e immediata riconoscibilità. Ogni stanza è deputata allo svolgimento di una singola e specifica attività, evitando più funzioni contemporaneamente che potrebbero causare confusione.
Per favorire l'orientamento e la memorizzazione si sono creati percorsi logici, differenziando i percorsi principali da quelli secondari, attraverso l'andamento, i colori, e i materiali.
Un altro tema trattato dalla Psicologia Ambientale è lo stress ambientale. Se ci sono ambienti che favoriscono le attività umane e creano sensazioni piacevoli nei fruitori, ci sono anche attività, che al contrario, causano sensazioni di stress e disagio psicologico. Individuare questi ultimi fattori, definiti stressori, permette al progettista di trovare soluzioni architettoniche che li riducano o eliminino. Considerato che si tratta di un progetto di un edificio si sono analizzati solamente gli stressori che si verificano in ambienti chiusi, come il rumore e la temperatura. Alcune patologie comportano una scarsa tolleranza al rumore, per cui i soggetti in presenza di rumore provano ansia, turbamento e tali sensazioni possono sfociare anche in comportamenti aggressivi. Per garantire quindi il massimo benessere si vuole impedire al rumore del traffico urbano di disturbare la quiete dei bambini, attraverso l'utilizzo di pannelli fonoisolanti sia all'esterno dell'edificio per sia all'interno dell'edificio, nelle pareti divisorie, nei controsoffitti e nella pavimentazione. Per garantire benessere termico le accortezze previste sono l'utilizzo di un cappotto termico in canapa, infissi con triplo vetrocamera con gas argon, sistemi di oscuramento che possono essere orientati a piacimento, impianto di riscaldamento/raffrescamento radiante a pavimento e un impianto di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore e controllo dell'umidità.

L'architettura diventa un ausilio
Ausilio deriva dalla parola "auxilium" cioè aiuto, ma anche accrescere, espediente. Nel progetto perciò si utilizza il vocabolo ausilio per indicare tutto ciò che può essere d'aiuto alla comprensione, percezione e fruizione per qualsiasi utente, non legato ad un particolare stato di salute o approccio terapeutico-riabilitativo, ma rivolto in generale a tutti i possibili fruitori. Tutti gli elementi architettonici assumono una duplice funzione, oltre alla primaria per la quale sono stati creati, diventano anche elemento d'ausilio per consentire l'accessibilità fisica e psicologica.
Gli ausili a cui si è prestata molta attenzione sono il colore, l'illuminazione e l'uso dei materiali, che diventano parte integrante del processo di facilitazione architettonica.
Sono state inoltre create delle schede individuando ausili fissi (quali ad esempio protezioni murali, corrimano, rampe, etc.) ausili rimovibili (ad es. tavoli ad altezza regolabile, letti ospedalieri, etc.) e ausili per la deambulazione (come carrozzina manuale o elettrica, deambulatore, tripode, etc.) per evidenziare e motivare le scelte progettuali adottate.

Il colore
Generalmente quando si parla di colore in architettura esso viene utilizzato secondo la teoria associativa, quella che, per intenderci, afferma che il colore blu è rilassante perché ricorda il colore del mare, oppure che il rosso agita perché ricorda il colore del sangue. Tale teoria non ha nessun fondamento scientifico, tuttavia queste affermazioni sono in realtà vere. Studi scientifici, iniziati alla fine dell'Ottocento, hanno dimostrato che i colori agiscono sul sistema nervoso e determinano quindi una risposta fisiologica dell'organismo. Il blu attiva il sistema nervoso parasimpatico chiamato sistema "digestione e riposo" e quindi causa rilassatezza, mentre il rosso stimola il sistema nervoso simpatico, detto anche sistema "attacco o fuga" ed è quindi per tale motivo che il rosso agita.
Sulla base di queste considerazioni è stata scelta la cromia delle pareti, delle protezioni murarie, dei pavimenti, degli infissi e degli ausili per ciascuna stanza, differenziandole in base al risultato che si desidera ottenere, facendo attenzione al colore che maggiormente è sottoposto alla visione durante l'attività svolta nella stanza (ad es. nel laboratorio per la terapia occupazionale che viene svolta da seduti, si vuole stimolare l'interesse, la creatività e il dinamismo le protezioni murarie sono quindi di colore arancione e la parte superiore delle pareti sono tinteggiate di colore bianco avorio).
Il colore non viene usato solo in funzione della destinazione d'uso degli ambienti, ma anche per catturare l'attenzione per evidenziare le parti pericolose (ad es. l'inizio e il termine della scala) per differenziare gli elementi confondibili (distinguere pavimento e parete, individuare le maniglie delle porte, i corrimano, le targhette informative, etc.) e facilitare la lettura dello spazio (individuare le porte rispetto al corridoio). Così ogni porta che si affaccia sul corridoio ha un colore differente, in modo da facilitare l'orientamento, distinguersi rispetto al colore della parete, e diventare un elemento di riconoscimento che aiuta il bambino nella memorizzazione grazie all'associazione colore-stanza. Anche gli ausili hanno un colore contrastante con il colore della parete, in modo da permettere al bambino di riconoscerli facilmente.
All'esterno invece, dal momento che gli elementi architettonici hanno tutti la stessa forma, il colore viene usato quale elemento discriminante per favorire la percezione e astrazione spaziale. L'edificio è tinteggiato di colore bianco e ciascun elemento oscurante (tapparella o lamella lignea) ha un colore differente.
Il colore diventa quindi informazione, stimolatore e ausilio per l'utente finale.

L'illuminazione
Progettare correttamente un sistema di illuminazione, sia naturale che artificiale, è fondamentale per garantire una corretta visione e interpretazione dell'ambiente.
Una buona illuminazione naturale è garantita da ampie finestre con infissi "tutto vetro" che nel prospetto sud sono a tutt'altezza, mentre nel prospetto nord hanno un'altezza di davanzale di 60 cm da terra, per permettere la vista dall'esterno anche ai bambini su sedia a ruote. Il sistema di oscuramento è differente per i due prospetti: nel lato nord si è scelto di utilizzare tapparelle a lamelle orientabili orizzontalmente, mentre nel lato sud si prevede di garantire l'ombreggiamento attraverso lamelle lignee, appositamente costruite, orientabili verticalmente. In accordo con le normative vigenti sull'illuminazione artificiale, è stata fatta un'attenta analisi, in ogni stanza sono previsti due tipi di illuminazione: una principale caratterizzata dall'utilizzo di lampadari dalle forme vistose e giocose, che aiuta il bambino a individuare il percorso principale e la zona, all'interno della stanza, in cui si svolge l'attività; e una secondaria, caratterizzata dall'utilizzo di lampade ad incasso nel controsoffitto, di colore bianco, rivolte ad illuminare principalmente gli "ausili fissi".
Si sono volutamente evitate qualsiasi lampade le cui lampadine sporgessero dal lampadario, lampade a incasso nel pavimento e lampade a piantane, per evitare fenomeni di fastidio visivo e garantire la massima sicurezza agli utenti. L'illuminazione quindi, non è solamente un elemento funzionale alla visione, ma diventa anche ausilio per consentire all'utente una facile percezione dello spazio e migliorare l'orientamento.

I materiali
Nel progetto si sono scelti accuratamente i materiali da utilizzare in modo che essi potessero essere veramente utili agli utenti, e non solo come fattore estetico.
I materiali diventano, grazie alle loro caratteristiche diverse, dei veri e propri ausili che permettono di migliorare l'orientamento e la percezione spaziale.
All'interno dell'edificio ogni stanza ha una pavimentazione differente, in armonia cromatica con il colore delle pareti, che permette di diversificare ogni ambiente sia dal punto di vista visivo che acustico (infatti il suono prodotto dalla percussione del bastone bianco su un materiale ceramico è diverso da quello prodotto su un materiale ligneo).
Stesso discorso è fatto all'esterno in ogni zona gioco, caratterizzata dall'utilizzo di una pavimentazione differente, che si arricchisce anche dell'aiuto fornito dall'associazione colore del pavimento-elemento rappresentato.
Un altro leitmotiv che ha guidato la scelta dei materiali è stato quello della salubrità. Si sono scelti materiali naturali ad elevate prestazione energetiche, riciclati, riciclabili e facilmente reperibili sul territorio (come l'intonaco in calce-canapa, la struttura di tamponamento in pisè rivestito da un intonaco in argilla e calce, pavimentazioni antitrauma in materiale riciclato, etc.). Ove possibile si sono scelti materiali che rispettano i protocolli LEED e/o ITACA.

Spazio esterno
Studi medici e psicologici hanno dimostrato che gli spazi verdi permettono di alleviare lo stress e l'ansia, migliorano le condizioni di salute e influiscono sulla capacità di sopportare il dolore. Avendo sempre come obiettivo principale il benessere dei piccoli utenti, è parso utile prevedere una riqualificazione dello spazio esterno, attualmente tutto destinato a prato, per creare una sorta di continuum terapeutico.
L'area esterna è composta da un'insieme di "isole" di gioco strutturato, motorio e sensoriale, collegate direttamente al percorso principale.
Le cinque zone gioco riprendono le forme stilizzate degli elementi marini tipici dell'immaginario collettivo del bambino, come conchiglie, alghe marine, salvagenti, polipi.
Ogni zona gioco è caratterizzata dalla stimolazione di un senso principale che avviene attraverso la scelta dei giochi inseriti, le essenze arboree e le componenti architettoniche. Le aree gioco sono inoltre caratterizzate dall'utilizzo di pavimentazioni differenti, scelte in modo da creare un'analogia con l'elemento rappresentato, che rendono riconoscibili le varie zone gioco e aiutano il bambino nell'orientamento e nella percezione spaziale (ad es. per la conchiglia nella zona nord, il senso stimolato è il suono, infatti la zona è adibita a teatro all'aperto, e i giochi posti nel corridoio esterno sono giochi musicali. Volendo creare un'analogia sia con i colori che con il luogo in cui generalmente si trovano le conchiglie, ossia la sabbia, si sono scelte pavimentazioni in terra battuta con stabilizzatori ecologici e piastrelle in cotto, pareti con tamponamento in pisè e intonaco in calce e argilla sui toni del marrone).
I giochi inseriti sono stati studiati sia in base alla stimolazione sensoriale che motoria, in modo da permettere ai bambini di migliorare inconsapevolmente le proprie condizioni fisiche attraverso il gioco. È utile evidenziare che sono stati scelti solamente giochi completamente accessibili a tutti gli utenti, per evitare discriminazioni qual'ora una categoria di bambini non fosse stata in grado di utilizzare tale gioco.

Progettazione energetica sostenibile
Garantire condizioni di salubrità ai futuri utenti significa anche utilizzare sistemi impiantistici ad alta efficienza che utilizzino risorse rinnovabili e che non inquinino l'ambiente, per poter così affermare la volontà di assicurare loro un futuro migliore.
Si prevede l'inserimento di pannelli fotovoltaici sulla copertura, collegati ad un serbatoio di accumulo per rendere autonomo l'edificio dal punto di vista energetico. Per garantire il giusto comfort termico si utilizza una fonte naturale; un impianto geotermico con pompa di calore, infatti, riscalda e raffresca gli ambienti interni grazie anche ad una pavimentazione radiante. L'acqua calda sanitaria è ottenuta da una pompa di calore con modulo idronico integrato, che permette di ottenere il massimo rendimento e un notevole risparmio. L'intera gestione dell'edificio è effettuata in modo centralizzato tramite controllo computerizzato.

Nuovi criteri dimensionali
Nell'immaginario collettivo, anche in quello dei progettisti, la persona con disabilità è colei che necessità di carrozzina per gli spostamenti, oppure la persona non vedente che utilizza il bastone bianco. Tuttavia questo pensiero tralascia tutta una serie di condizioni patologiche, e disabilità, differenti che, se non considerate, non permette di inserire gli accorgimenti necessari per rendere veramente accessibile un ambiente.
L'intento di questo progetto è quello di creare un luogo idoneo, fruibile da tutti gli utenti, ed è per questo che si sono proposti nuovi criteri dimensionali per bambini con disabilità. Infatti la normativa, nel legiferare sui criteri da adottare, pone come riferimento una persona adulta con disabilità. Allo stesso modo i criteri per dimensionare gli spazi per bambini si basano su bambini "normodotati". Vi è quindi una mancanza di indicazioni dimensionali per bambini con disabilità.
Per creare i nuovi criteri ci si è basati su diversi dati, quali i dati antropometrici forniti dal Manuale dell'architetto, le tabelle percentili italiane, la normativa BS EN 1729-1:2006, e i principi sottesi del D.M. 236/1989.
Con i dati ricavati per prima cosa si è definito uno standard altimetrico del campo visivo, determinando l'altezza di visuale in base alle diverse età, utile per definire la corretta posizione degli ausili visivi da inserire nel progetto. Dopodiché si è passati a creare una sorta di schema in cui sono indicate le altezze massime e minime considerando bambini con diverse disabilità. Questi nuovi criteri dimensionali sono poi stati applicati nel progetto per garantire una completa inclusione di tutti i futuri fruitori.

In futuro centro per malati di Alzheimer
Non siamo in grado di prevedere il futuro, né sappiamo cosa ne sarà dei nostri edifici tra 20-50 anni. Non sappiamo se un domani saranno ancora utili edifici per la terapia ricreativa, ma sappiamo che si debba dare alle generazioni future le stesse possibilità che abbiamo noi di intervenire sul patrimonio edilizio, riqualificandolo e adattandolo, senza dover necessariamente demolirlo. È in quest'ottica che si vuole quindi dare un'indicazione di una possibile conversione dell'edificio, non una demolizione, ma un cambiamento di destinazione d'uso. Da terapia ricreativa per bambini con disabilità e/o patologie a centro per malati di Alzheimer. Secondo i dati del Censis nel 2016 in Italia si registravano 600.000 persone affette da tale patologia, questo dato è destinato ad aumentare in futuro, a causa dell'invecchiamento della popolazione.
L'associazione Aima denuncia la mancanza sul nostro territorio di centri diurni specifici per malati di Alzheimer o l'insufficienza di RSA con nuclei appositi per ospitare pazienti con tali patologia. Il progetto dell'edificio per la terapia ricreativa risponde già in gran parte alle esigenze di un edificio per malati di Alzheimer. Non sono necessari interventi strutturali, ma solo lievi modifiche a livello di arredamento (ad es. sostituire i sanitari da bambino con quelli da adulto e disporli ad un'altezza idonea "da anziano", etc.). Ovviamente la trasformazione dell'edificio in RSA per persone affette da demenza senile, vuole essere solamente una proposta per dimostrare come l'edificio possa essere trasformato e adattato anche alle esigenze che si presenteranno in futuro.

Conclusioni
«Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido» Albert Einstein. Con questa frase si vuole sottolineare l'importanza, da parte del progettista, di sapere chi saranno i futuri fruitori, quali saranno le loro capacità ed esigenze, in modo da dare delle risposte architettoniche concrete e idonee. La progettazione accessibile non è una chimera, con questo studio si è voluto dimostrare come l'architettura attraverso soluzioni innovative, fantasiose e giocose è in grado di inventarsi, modificarsi e adattarsi a tutti gli utenti.

 

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