Memorie dal sottosuolo

Analisi, recupero e valorizzazione della via dei trappeti tra Acquarica del Capo e Presicce in Terra d'Otranto

Tesi di Laurea Magistrale in Architettura
Relatori: Prof.re Oronzo Brunetti, Prof.ssa Federica Ottoni
Laureata: Livia Negro


L'obiettivo di questo progetto è stato quello della riscoperta e valorizzazione dei trappeti ipogei, presenti nei paesi di Acquarica del Capo e di Presicce in provincia di Lecce, per secoli luoghi di lavoro per la produzione dell'olio d'oliva.
Prima del progetto di recupero, è stata condotta una ricerca ed un'analisi, di tipo storico, sociale ed economico, del territorio di Terra d'Otranto, ricco di queste architetture ipogee, per creare il contesto storico in cui inserire i trappeti (fig. 1).
L'olio prodotto in Terra d'Otranto, poiché chiaro e grasso e quindi di qualità lampante, non veniva utilizzato per fini alimentari, ma per illuminare le città, per il funzionamento di diverse fabbriche, per questo motivo venne commercializzato in tutta Europa e in Russia.
Tuttavia, queste architetture ipogee, a seguito della progressiva industrializzazione della filiera olearia, hanno subìto nei secoli un declino inesorabile e rimangono, oggi, come testimonianza viva e diretta di una civiltà contadina ormai scomparsa. Il termine trappeto, indica uno spazio ipogeo per la lavorazione delle olive e venne usato a partire dal Medioevo fino agli inizi dell'Ottocento. Queste architetture sono quasi tutte ricavate dal banco roccioso costituito da pietra leccese, da tufo o dal carparo. Si sviluppano al di sotto del piano stradale, ad una profondità variabile dai 3 ai 4,5 metri, mentre la loro altezza, all'interno, oscilla tra 1,7 e 3,5 metri circa. Il motivo per cui si scavassero questi luoghi era perché si era a conoscenza che l'olio d'oliva iniziava a solidificarsi, intorbidendosi, intorno ai 10°C, mentre diventava solido verso i 6°C; pertanto, affinché ne fosse facilitata l'estrazione, era indispensabile che l'ambiente, nel quale avveniva la spremitura delle olive, fosse tiepido. Da ciò la necessità del luogo ipogeo con i vari ambienti sottoposti ad una temperatura mite e costante. Tuttavia, sono da considerare anche motivi di ordine economico: il costo della manodopera, infatti, per ottenere un ambiente scavato era relativamente modesto, perché non richiedeva l'opera edilizia di personale specializzato.
I trappeti in base alla loro ubicazione si distinguono in: sotterranei o a grotta, realizzati fino agli inizi dell'Ottocento e trappeti semi-ipogei o a volta, in cui gli ambienti presentano una copertura di conci di tufo che poggia direttamente sulla roccia o su muratura, di varia altezza, ed ubicata al di sopra o al di sotto del piano di campagna.
Le coperture a volta sono state realizzate a partire dal 1800 sino agli inizi del Novecento, quando iniziarono ad essere edificate strutture di tipo industriale con tutti gli ambienti al di sopra del piano di campagna. A questa suddivisione ne va aggiunta un'ulteriore in base alle diverse tipologie planimetriche rinvenute e comparate. Dalla loro comparazione si è potuto individuare uno schema costruttivo comune a tutti: l'accesso agli ambienti per mezzo di una scala, generalmente a rampa unica e rettilinea, ricavata, in parte, nella roccia. L'ambiente principale rappresentato dal grande vano della lavorazione - dove avvenivano le operazioni di macinazione e spremitura - in cui era posta la vasca per la molitura costituita da una piattaforma circolare dal diametro di circa 3 metri su cui è posizionata una voluminosa pietra molare del diametro di metri 1,6 - 1,8 circa, o più pietre molari del diametro più piccolo, di calcare duro, idoneo a schiacciare le olive. Intorno al vano della molitura vi sono altri ambienti con enormi vasche in pietra leccese, dette in gergo ‘pile' per il deposito e decantazione dell'olio; le ‘sciave', cellette di raccolta delle olive calate dall'alto tramite dei camini in pietra e una zona dove erano ubicati torchi per la spremitura. Altri vani erano destinati ai lavoratori per mangiare e riposare; altri agli animali (le stalle) (fig. 2).

Il presente articolo è stato pubblicato a pag. 88 del n.630/2017 di Quarry & Construction...continua a leggere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share