Unica e attenta all’ambiente

Abbiamo visitato a Casazza (BG) la cava in sotterraneo di Nicem Srl, dove, attraverso la tecnica di coltivazione a camere e pilastri e a camere e diaframmi si estrae carbonato di calcio purissimo. La società, ai primi posti in Italia nella produzione di carbonato di calcio, dallo scorso anno è parte di Holcim, multinazionale leader nella fornitura di soluzioni sostenibili ed innovative per il settore dell'edilizia  

Caprioli, cinghiali, volpi, aironi cinerini, trote, gamberi e persino cervi. Siamo a Casazza, in Val Cavallina, sulla sponda destra del torrente Cherio, a pochi km dal lago di Èndine e a una ventina di km da Bergamo. Simili esempi di biodiversità non stupiscono affatto se si considera il contesto, se non fosse che li troviamo in cava e non in una cava abbandonata ma in una cava in piena attività.

Siamo in cava Martina, un giacimento posto tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare, attivo fin dal 1905 ed in cui dal 1971 opera Nicem, società fondata dal rag. Luigi Birolini, ai primi posti in Italia nella produzione di carbonato di calcio ed entrata, lo scorso anno, a far parte di Holcim, multinazionale leader nella fornitura di soluzioni sostenibili ed innovative per il settore dell'edilizia.
E se si parla di sostenibilità, Nicem ne è davvero, da anni, un esempio manifesto. L'attenzione all'ambiente è stata tradotta attraverso un grande impegno economico e organizzativo che ha portato a trasferire interamente in sotterraneo l'attività estrattiva.

Come ci spiega Fabrizio Ciurnelli, Direttore di Cava presso Nicem Srl: "nel 2006 sotto la spinta della crescente tutela ambientale e su stimolo della Provincia di Bergamo che invitava i cavatori a limitare l'impatto ambientale della coltivazione, è iniziato lo studio per coltivare in sotterraneo: sono iniziate campagne di sondaggio ed è stata realizzata una prima galleria per verificare la stabilità del materiale e la reazione a grandi scavi. La campagna di sondaggio ha portato ad un progetto di fattibilità e ad un successivo piano di coltivazione approvato dal piano cave della Provincia di Bergamo. Il piano prevedeva inizialmente una coltivazione per sottolivelli secondo la tecnica mineraria sublevel stoping, quindi realizzazione di grandi vuoti separati da diaframmi.

Successivamente poi è stata prodotta una variante secondo cui invece di due livelli di cameroni, come vengono chiamati in gergo i grandi vuoti, al livello superiore si è scelta la coltivazione secondo la tecnica a camere e pilastri che, nel caso di cava Martina, prevede la realizzazione di quattro sottolivelli coltivati realizzando delle gallerie che si intersecano più o meno perpendicolarmente nel primo e secondo sottolivello e perfettamente perpendicolarmente dal secondo al quarto sottolivello".

Il giacimento si sviluppa nel calcare di Albenza, un calcare di origine marina color grigio chiaro o nocciola, incassato tra due formazioni non di interesse, ossia il calcare di Zu e il calcare di Sedrina, anch'essi di origine marina ma con un maggiore contenuto di silice e minor contenuto di carbonato di calcio, quindi più ricchi di terra e argilla tanto da creare non solo problemi al frantoio ma anche e soprattutto problemi di stabilità in sotterraneo. Come ci spiega sempre Ciurnelli: "il banco ha un andamento inclinato di circa 60 gradi sul piano orizzontale, tipico di queste formazioni, e si allarga procedendo verso l'interno della montagna. Per questo motivo le sei camere si allungano, vale a dire che dalla prima che è lunga circa 75 m si arriva alla sesta di ben 130 m di lunghezza, sempre mantenendo i 70 m di altezza e i 30 m di larghezza, così da poter sfruttare tutta la potenza del giacimento. Se camera 1 e camera 2 sono completamente coltivate, nel senso che il vuoto è stato completamente realizzato, al punto che noi le utilizziamo come stoccaggio di materiale per eventuali produzioni extra o per sopperire a eventuali blocchi di produzione, camera 3 è a metà coltivazione, mentre camera 4, 5 e 6 non sono ancora coltivate, ma soprattutto non sono state ancora preparate. È appunto la fase di preparazione - evidenzia sempre Ciurnelli - ad essere la più impegnativa, sia a livello operativo che di costi, nonché di tempo, in quanto, vale la pena sottolinearlo, siamo sì in una cava perché il materiale che si estrae è di II categoria come previsto per legge, ma le tecniche che si usano per l'estrazione sono assolutamente tecniche minerarie che necessitano di una preparazione molto importante, ossia realizzare centinaia di metri di gallerie per arrivare laddove il materiale è di nostro interesse. Si aggiungono poi gallerie di servizio, gallerie di ventilazione con ventilatori aspiranti e soffianti, tutte le gallerie che servono per l'abbattimento della roccia in ogni camera, quindi una galleria di testa, due gallerie a livello intermedio e una galleria di base che vengono utilizzate per la perforazione e l'uso di esplosivo, senza dimenticare le gallerie di spillaggio e di carreggio, da dove il materiale viene estratto e viene caricato sul dumper che, percorrendo circa 750 metri sempre in sotterraneo, lo porta all'impianto di frantumazione. Per dare due date, indicative di quanto sia effettivamente lunga la fase preparatoria, se questa è stata avviata a metà 2009 il primo metro cubo di materiale è stato estratto tre anni dopo, nel 2012".

Nella parte alta invece l'attività è, per così dire, più semplice perché le gallerie di per sé servono alla produzione. Quindi sono gallerie di 10 m di larghezza e 12,5 m di altezza, ottenuti partendo con una sezione di 10 m di larghezza e 7,5 m di altezza, realizzando 103 fori, caricati con 400 kg di esplosivo per uno sfondo di 3,90 m che permette di estrarre 280 mc di materiale, e poi procedendo con delle perforazioni lunghe 5,5 m per avere un ulteriore ribasso di effettivi 5 m e raggiungere l'altezza totale di 12,5 m.

In questa parte superiore, ossia il secondo livello, prosegue Ciurnelli: "siamo arrivati a coltivare con camere e pilastri fino al secondo sottolivello dei 4 previsti e in parallelo coltiviamo anche il primo livello, appunto come detto, con la tecnica camere e diaframmi. Parte della coltivazione è affidata all'esterno, alla Edilmac di Gorle, in provincia di Bergamo, azienda storica a cui abbiamo affidato anche la realizzazione tramite "Raise Borer" del pozzo di collegamento tra la parte alta del livello superiore con il livello inferiore. Un pozzo lungo 117 metri e dal diametro di 3,05 m che arriva in calotta a camera 2, fa un volo di 70 m, arriva nella parte bassa, si accumula all'interno della camera e viene poi recuperato tramite le gallerie di spillaggio e portato al frantoio. Senza questo - specifica - saremmo costretti a portare al frantoio ogni metro cubo estratto a livello superiore tramite una strada esterna, lunga chilometri e trafficata, cosa decisamente impensabile. Esiste la vecchia strada di arrocco alla cava, quando la coltivazione veniva eseguita alla bastarda, ossia forando dal basso verso l'alto e sfruttando lo scollamento dei vari strati. Ma per ragioni di sicurezza, essendo molto irta, è stata abbandonata e anzi, l'essere stati acquisiti da Holcim, per la quale la sicurezza rappresenta una priorità in ogni campo, sta velocizzando la realizzazione della cosiddetta rimonta interna, ossia una galleria già in parte realizzata e che verrà ultimata entro un anno, destinata a collegare il livello superiore con quello inferiore così da evitare la percorrenza sulla strada esterna per accedere al livello superiore di cava".

Se dunque nel 2017 è stata completata definitivamente l'escavazione a cielo aperto ed è stato avviato il recupero ambientale di tutta l'area della cava a fossa, con lo spostamento completamente in sotterraneo dell'estrazione e della movimentazione, tutta l'attività avviene nel massimo rispetto per la flora, per la fauna e per chi abita nei pressi dell'insediamento produttivo. Infatti, dal momento che non avvengono modifiche morfologiche, non ci sono polveri post esplosioni e non si avvertono rumori da detonazione. è stata infatti subito messa in atto la cosiddetta legge del sito in modo da valutare come il sito risponde in funzione dei carichi esplosivi su certe distanze, in modo da valutarne l'ottimizzazione per non avere grandi vibrazioni e indurre problematiche all'esterno della zona di coltivazione. Il verde e gli animali che si possono incontrare ne sono la conferma.

Non solo, al fine di essere ancor meno impattanti sull'ambiente l'acqua utilizzata per la perforazione viene convogliata, attraverso una rigola, in una vasca di decantazione che riempie un vascone e una cisterna per poi venire ripompata e servire nuovamente alla perforazioni successive, così da limitare l'uso di una risorsa così importante ed essere ancora più sostenibili. Anzi, ecosostenibili, visto il massimo rispetto verso natura e territorio messo in campo da Nicem che, estraendo il carbonato di calcio direttamente dall'interno della montagna, riesce ad ottenere un prodotto con un'elevata purezza: è quindi praticamente privo di impurità e ha un'umidità molto bassa, tanto da portare  l'azienda bergamasca ai primi posti in Italia nella produzione di carbonato di calcio macinato, prodotto che diventerà anche una nuova fonte di materiali alternativi per decarbonizzare il calcestruzzo di Holcim, da sempre attenta allo sviluppo sostenibile dei suoi prodotti. Ma il carbonato di calcio non viene utilizzato solo in edilizia, il suo contenuto varia dal 50 al 89% negli asfalti, quindi i campi di applicazione comprendono anche il settore stradale, l'industria, l'automotive, il settore della carta e cartone, gomma e plastica, vernici, agricoltura ma anche ecologia e zootecnia.

Come sottolinea Uriel Cinti, General Manager Nicem Srl: "abbiamo un mercato ampio perché proponiamo prodotti micronizzati rivestiti, prodotti micronizzati naturali, prodotti micronizzati ventilati. Abbiamo due linee produttive: una con il materiale estratto dal nostro giacimento di Casazza che va dai 50 ai 250 micron e una per il bianco puro e bianchissimo che acquistiamo da Carrara che va dai 10 ai 130 micron. Considerando che la qualità e il rispetto delle caratteristiche fisico/chimiche dei nostri prodotti fanno la differenza - prosegue Cinti - siamo dotati di un laboratorio interno in cui abbiamo a disposizione un analizzatore laser per le prove granulometriche, uno spettrofotometro per le prove chimiche, un tintometro per la corretta identificazione del colore e una termobilancia per il controllo dell'umidità del prodotto, così da effettuare tutte quelle analisi sistematiche e a campione che garantiscono la conformità dei prodotti. Prodotti che possono essere tagliati sulle precise esigenze del cliente e anche in grandi quantità visto l'ampio stoccaggio a disposizione. Il processo produttivo nella cava di Casazza si svolge all'insegna della qualità, certificata a norme UNI EN ISO 9001, e del controllo semi automatizzato dell'intero ciclo. Se in cava si lavora ovviamente di giorno su un solo turno, in produzione si lavora su due turni, diurno e notturno, praticamente in continuo dal lunedì al sabato mattina, anche se gli impianti hanno automatismi tali da poter lavorare anche il sabato pomeriggio e la domenica. Una delle implementazioni future sarà quella di gestire l'impianto interamente da remoto, così da creare una sala controllo e poter monitorare da pc, tablet e smartphone l'intera produzione".

Una produzione annua che può superare i 300.000 ton di carbonato di calcio tra bianco e grigio con ulteriori margini di crescita in termini di volumi. E non solo. Se si considera il volume di mercato attuale e l'avanzare della coltivazione, quindi le tre camere da aprire nel primo livello e i due sottolivelli da iniziare nel secondo livello, si avrebbe materiale per circa un ventennio che potrà essere incrementato con il nuovo piano cave, ma come spiega ancora Cinti: "Ora siamo parte di una multinazionale e stiamo anche traghettando una realtà che era padronale all'interno degli standard nuovi e quindi stiamo facendo investimenti, manutenzioni straordinarie, ma soprattutto stiamo focalizzando l'attenzione sugli aspetti della sicurezza. Dobbiamo elevare lo standard già alto di Nicem a quelli che sono gli standard Holcim che sono di gran lunga superiori e più restrittivi anche rispetto a quello che indica la normativa.

Stiamo infatti montando parapetti e protezioni per le macchine, abbiamo creato delle linee vita per far salire gli autisti in sicurezza sui mezzi, abbiamo creato degli acces point in modo da avere rete e connessione tramite wi-fi anche in sotterraneo e soprattutto stiamo velocizzando l'apertura della strada interna, indispensabile non solo per la sicurezza di chi lavora, ma anche per il trasporto dell'esplosivo, oltre che per avere ulteriori vie di fuga, nuovi accessi verso l'esterno e per collegare i sottolivelli.Ciò non sarà solo utile nell'ambito safety ma servirà alla programmazione futura dell'intera cava".

Si stanno dunque innalzando gli standard a livello di sicurezza, salute e ambiente senza per questo stravolgere la flessibilità di produzione, la rapidità di consegna e mantenendo quella snellezza operativa che riesce a fare la differenza. Come pone in luce Cinti: "ci avvaliamo sì di una società esterna sia per la coltivazione della cava che per la manutenzione degli impianti. Come organico siamo in 18, di cui quattro autisti. La capacità di tutti di rendersi così disponibili e flessibili denota una grande passione, una grande dedizione e un grande attaccamento all'azienda.

Dopo l'acquisizione sono state sostituite un paio di risorse per un naturale cambio generazionale, volontà di garantire una continuità di gestione del business di una realtà aziendale che si distingue nel suo mercato di riferimento per fornire un prodotto di altissima qualità, purezza, costanza granulometrica ma anche per rapidità di consegna e soprattutto attenzione all'ambiente".


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